Nuovi dati di stima sulla deforestazione incorporata causata dall’Italia

Nei giorni scorsi Trase ha pubblicato sul suo sito (trase.earth) un report sulla stima del contributo italiano alla deforestazione mondiale. Trase è un’iniziativa di trasparenza nata dalla collaborazione di due organizzazioni non governative (Stockholm Environment Institute e Global canopy), note per favorire catene di approvvigionamento più sostenibili. Trase traccia oltre il 60% del commercio globale di materie prime a rischio forestale, unendo dati doganali, di spedizione e di produzione; calcola l’esposizione alla deforestazione sovrapponendo mappe di produzioni agricole e perdite di superficie forestale. Il documento e le note metodologiche, da cui si possono dedurre i gradi di approssimazione dei dati pubblicati, sono riportati in allegato.
Rinviando ad una lettura complessiva del documento e delle note metodologiche ( si ringrazia per la segnalazione il prof. Vacchiano, di Unimi) si possono sottolineare alcuni aspetti. Benchè il documento dichiari che dal 2014 al 2023 gli ettari di deforestazione causati dalle produzioni italiane siano scesi del 69%, i dati calcolati nel periodo 2021-2023 portano a ben 12.200 ha in media all’anno le superfici deforestate per produzioni italiane ( 11.800 ha se si considerano alcune triangolazioni di prodotti da altri Stati).
Carne, olio di palma, cacao, soia e caffè sono i prodotti che causano la maggiore deforestazione; molto distanziati legno e caucciù, anche se il report considera per questi beni il dato come parziale per via del commercio di prodotti semilavorati, difficili da stimare. Brasile e Costa d’Avorio i Paesi con il maggior quantitativo di ettari deforestati, in Brasile per le produzioni di carni e soia, in Costa d’Avorio per le produzioni di cacao.
L’olio di palma risulta il prodotto per il quale la deforestazione ha subito il maggior decremento di ettari deforestati. Stabile il dato per la produzione di carne con deforestazione incorporata.

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