Il legno nelle costruzioni tra circolarità e benessere
Due pubblicazioni recenti riportano il legno nelle costruzioni al centro del dibattito europeo, ma da angolazioni diverse e complementari: da un lato la dimensione sistemica della circolarità e delle politiche industriali, dall’altro quella del benessere indoor e della qualità degli ambienti di vita e di lavoro. Letti insieme, i due documenti mostrano come le costruzioni in legno non rappresentino soltanto una scelta costruttiva virtuosa, ma un nodo strategico che intreccia clima, salute, innovazione, sviluppo delle filiere e politiche condivise.
Le organizzazioni
UNECE è la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, istituita nel 1947: una delle cinque commissioni regionali ONU, con il compito di promuovere integrazione economica, cooperazione e definizione di norme e standard in un’area che comprende Europa, Nord America, Caucaso e Asia centrale. Nel settore foreste e legno, opera insieme alla FAO attraverso la Joint UNECE/FAO Forestry and Timber Section di Ginevra, che produce studi, analisi e indirizzi su foreste, prodotti forestali e costruzioni in legno.
Meno nota al grande pubblico, IUFRO è invece la International Union of Forest Research Organizations, una rete internazionale non governativa e non profit della ricerca forestale, attiva dal 1892 e con sede a Vienna. All’interno di questo ecosistema si colloca WoodPoP, la European Wood Policy Platform: un’iniziativa collaborativa e country-driven che riunisce rappresentanti governativi di 27 Paesi e 45 organizzazioni per favorire politiche sul legno basate su evidenze.
Il report UNECE
Il documento UNECE/FAO analizza il ruolo del legno nelle costruzioni in chiave di circolarità, sostenibilità e mitigazione climatica, evidenziando come il legno presenti vantaggi rispetto ad altri materiali da costruzione come acciaio e calcestruzzo in termini di carbonio incorporato, accumulo di carbonio biogenico, leggerezza, prefabbricazione ed efficienza lungo il ciclo di vita.
Interessante la seguente tabella dal rapporto UNECE che confronta le emissioni di CO₂ incorporate (embodied carbon) dei principali materiali strutturali.

La tabella presenta due scenari:
- A sinistra: considera solo le emissioni generate per produrre il materiale (carbonio stoccato nel materiale non conteggiato).
- A destra: considera anche il carbonio immagazzinato nel legno durante la crescita dell’albero. Per questo motivo i prodotti in legno assumono valori negativi: significa che, durante la vita dell’edificio, trattengono più CO₂ di quanta ne sia stata emessa per produrli.
L’acciaio è quindi il materiale con l’impronta carbonica più elevata per chilogrammo, mentre i prodotti ingegnerizzati in legno richiedono sì energia per essere prodotti, ma contemporaneamente immagazzinano grandi quantità di carbonio biogenico, diventando un “deposito” di CO₂ finché rimangono in servizio.
Il cuore del messaggio è chiaro: costruire in legno non è solo una scelta “green”, ma può diventare una leva industriale e sistemica, capace di connettere mitigazione climatica, innovazione tecnologica e rinnovo delle catene del valore. Il rapporto però non si limita a evidenziare i vantaggi; ricorda anche che la circolarità vera non si esaurisce nella fase di costruzione. Conta molto di più ciò che avviene alla fine del ciclo di vita dell’edificio: per questo grande attenzione viene dedicata al design for disassembly, cioè alla progettazione degli edifici affinché possano essere smontati e i componenti recuperati anziché demoliti.
Allcuni esempi internazionali mostrano come il legno possa essere inserito efficacemente in modelli di economia circolare, basati sul riuso, sul recupero dei componenti, sulla progettazione per il disassemblaggio e sulla valorizzazione dei materiali a fine vita.
Ed è proprio qui che emerge il punto più critico del documento: sono ancora pochi i sistemi di progettazione pensati fin dall’inizio per il disassemblaggio; mancano catene logistiche mature per il recupero e il riuso dei materiali e una collaborazione più stretta tra progettisti, imprese, pianificatori urbani e ricercatori. In altre parole, il report ci dice che il legno è già parte della soluzione, ma che la vera sfida è rendere circolare l’intero sistema edilizio.
Il rapporto di WoodPoP
Il policy brief WoodPoP sposta invece il fuoco sul rapporto tra legno e benessere negli spazi interni. Il documento parte da un dato semplice ma decisivo: nelle regioni urbanizzate le persone trascorrono circa l’85% del tempo al chiuso, quindi la qualità degli ambienti indoor diventa un fattore centrale per salute, comfort e qualità della vita. In questa prospettiva, il legno viene letto non soltanto come materiale strutturale, ma anche come elemento capace di influenzare in modo positivo la percezione degli spazi, la sensazione termica, l’umidità, il comfort e, secondo una parte della letteratura, anche alcune risposte psicologiche e fisiologiche.
Il brief cita infatti una serie di studi che associano l’esposizione al legno a effetti potenzialmente positivi su stress, umore, attenzione, cognizione e recupero psicofisiologico. I risultati, tuttavia, vengono presentati con prudenza. WoodPoP non sostiene che il legno sia di per sé una garanzia di benessere, ma segnala che gli esiti finora osservati sono promettenti, pur essendo ancora troppo parziali per diventare linee guida definitive. È un approccio corretto, soprattutto perché il documento evidenzia con chiarezza i limiti della letteratura esistente: campioni piccoli, scarsa diversità dei partecipanti, confrontabilità non sempre solida tra studi, e una forte prevalenza di esperimenti di laboratorio rispetto a ricerche condotte in contesti reali.
Questo è probabilmente l’aspetto più interessante del documento, che non si limita a valorizzare il potenziale del legno, ma mette nero su bianco ciò che ancora manca. Servono studi longitudinali, osservazioni in edifici realmente abitati o utilizzati, approcci interdisciplinari tra scienza dei materiali, architettura, psicologia, fisiologia e medicina, oltre a un sostegno finanziario più stabile alla ricerca.
C’è poi un elemento politico non secondario. WoodPoP osserva che il tema del legno e del benessere indoor si inserisce bene in iniziative europee come il New European Bauhaus e, più in generale, nelle politiche che collegano sostenibilità ambientale e impatto sociale. Purtroppo però il supporto alla ricerca è discontinuo, i bandi sono spesso troppo settoriali, e la dimensione interdisciplinare fatica a trovare uno spazio adeguato nei programmi di finanziamento.
Perché leggerli
Letti insieme, i due documenti offrono una fotografia molto utile del presente e del futuro prossimo del costruire in legno. Il rapporto UNECE/FAO dà forza alla tesi secondo cui il legno può contribuire in modo concreto alla circolarità, alla riduzione delle emissioni incorporate e all’innovazione delle filiere. WoodPoP, invece, apre una finestra su un fronte ancora da approfondire: il valore del legno come materiale che può migliorare la qualità dell’esperienza umana negli spazi chiusi.
I due documenti sono consuntabili qui:
Si ringrazia per la collaborazione il Dott. Gammanossi.