Il Cluster IFL al convegno ” stop the clock”

Si è svolto ieri a Roma l’incontro dal titolo “Stop the clock degli impegni in campo ambientale? Tra decisioni normative e impegni volontari delle imprese”, organizzato dall’Università degli Studi di Padova in collaborazione con Etifor | Valuing Nature e Forema, nell’ambito del progetto europeo EMMA4EU.

Dall’apertura dei lavori, affidata al Professor Davide Pettenella, Presidente onorario del Cluster nazionale Italia Foresta Legno, fino alle conclusioni della Dottoressa Alessandra Stefani, Presidente del medesimo Cluster, è stato offerto un quadro aggiornato sullo stato di attuazione e sulle prospettive future delle principali normative del Green Deal europeo, con particolare attenzione alle ricadute operative e strategiche per il comparto agro-forestale.

Temi centrali emersi dal dibattito riguardano il recente rinvio e la parziale revisione di alcuni regolamenti chiave, tra cui la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la European Deforestation-free products Regulation (EUDR). Se da un lato tali interventi mirano a semplificare il quadro normativo e a ridurre il carico burocratico per le imprese — obiettivo perseguito attraverso l’introduzione dei cosiddetti pacchetti omnibus, che puntano a una riduzione del 25% degli oneri amministrativi — dall’altro stanno generando un clima di diffusa incertezza tra gli operatori economici. Questa instabilità normativa rischia infatti di rallentare gli investimenti e di compromettere la capacità delle imprese di pianificare strategie di medio-lungo periodo, con potenziali impatti negativi sul piano economico, sociale e ambientale.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre sottolineato come l’attuale allocazione delle risorse europee destinate alla tutela della biodiversità risulti insufficiente rispetto agli obiettivi dichiarati. In particolare, il 10% del bilancio dell’Unione Europea oggi destinato a questo ambito non consente di raggiungere il fabbisogno stimato in circa 65 miliardi di euro, lasciando un divario finanziario pari a circa 37 miliardi. Un gap che rischia di compromettere l’efficacia delle politiche di conservazione e ripristino degli ecosistemi.

Nonostante queste criticità, dal confronto è emerso con chiarezza come il mercato privato continui a mostrare una forte attenzione verso i criteri ESG (Environmental, Social and Governance).

L’incontro ha dunque confermato come la sfida ambientale non possa essere affrontata esclusivamente attraverso strumenti normativi, ma richieda collaborazione tra pubblico e privato e processi di territorializzazione delle politiche ambientali, valorizzando il ruolo delle comunità locali, degli stakeholder e della comunità scientifica.