BUSINESS AND BIODIVERSITY

Il rapporto di  IPBES ( Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) del febbraio 2026

E’ stato pubblicato ed è disponibile online (e in allegato) il rapporto IPBES denominato Business and Biodiversity. Poichè riteniamo sia importante comprendere il significato del documento, ne pubblichiamo una sintesi, rinviando al testo integrale la lettura, qualora di interesse. Ringraziamo per la collaborazione il dott. Dario Gamannossi.

Istituita nel 2012, la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici (IPBES – Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) rappresenta la massima autorità scientifica mondiale in tema di biodiversità e servizi ecosistemici.

L’IPBES non svolge ricerche proprie né elabora modelli o misurazioni su temi di interesse; il suo compito è un altro, altrettanto cruciale: analizzare e valutare la più rilevante e recente letteratura scientifica, tecnica e socio-economica per offrire una visione chiara dello stato della biodiversità e dei servizi ecosistemici, compresi i fattori diretti e indiretti alla radice del declino della natura e degli strumenti e i meccanismi di attuazione delle politiche per la conservazione, la gestione sostenibile e l’equa e giusta condivisione dei benefici per le persone che dalla natura derivano.

I gruppi di autori coinvolti in questi rapporti di valutazione, segnalati dai governi e nominati dal segretariato dell’IPBES valutano in modo critico (attraverso la peer review) tutte le informazioni disponibili e, sulla base di questa analisi, esprimono un livello di fiducia (confidence) dei risultati. Tale livello di fiducia è stimato sulla base della forza delle prove scientifiche e tecniche e sul livello di consenso all’interno della comunità scientifica.

L’IPBES non solo fornisce valutazioni autorevoli, ma rafforza la capacità di integrare la scienza nei processi decisionali, aiutando governi e istituzioni a trasformare la conoscenza in azione concreta e sensibilizzando l’opinione pubblica. Rispondendo alle richieste delle nazioni, l’IPBES ha sempre mantenuto un approccio “dal basso” nella redazione dei propri rapporti e valutazioni, tenendo conto del fatto che il panorama politico è sempre stato caratterizzato dall’incapacità di comprendere l’importanza della biodiversità sia a livello nazionale, sia nei contesti locali.

L’IPBES svolge un ruolo importante nel promuovere l’integrazione delle conoscenze tradizionali, dei diritti delle popolazioni indigene e dei bisogni delle comunità locali nei propri rapporti di valutazione, con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio di conoscenze spesso trascurato e renderlo accessibile ai decisori politici. L’influenza dell’IPBES è evidente anche nella struttura del Global Biodiversity Framework post-2020, a supporto della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), di vari Millennium Ecosystem Assessments (MEA) e di altri processi multilaterali.

L’evoluzione della scienza della biodiversità negli ultimi decenni riflette questo cambiamento di prospettiva: dall’attenzione iniziale per sistematica e tassonomia negli anni ’70-’80, a una visione centrata sul ruolo della biodiversità nel funzionamento degli ecosistemi negli anni ’90, fino al collegamento con i servizi ecosistemici e il benessere umano nei primi anni 2000. Più recentemente, il dibattito si è spostato da una visione utilitaristica della natura (Nature for People) a un approccio più integrato (People and Nature), che riconosce le relazioni dinamiche e reciproche tra società e ambiente.

In questa prospettiva si inserisce l’ultimo rapporto metodologico globale “Business and Biodiversity”, per valutare l’impatto e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e il contributo della natura alle persone, adottato all’unanimità dagli oltre 150 governi membri durante la dodicesima plenaria dell’IPBES (3-8 febbraio a Manchester).

 

Un messaggio chiaro dal rapporto Business and Biodiversity 

Il Methodological assessment of the impact and dependency of business on biodiversity and nature’s contributions to people – in breve Business and Biodiversity Assessment – colma un vuoto cruciale nel dialogo tra scienza, politiche pubbliche e mondo economico, offrendo per la prima volta un quadro metodologico integrato per comprendere gli impatti delle imprese sulla biodiversità e i benefici che questa offre alle persone e la dipendenza delle imprese dalla biodiversità e dagli stessi benefici e giungere a gestire in maniera più sostenibile le interazioni tra imprese, biodiversità e benessere umano.

Il Report mostra come tutte le imprese dipendano profondamente dalla biodiversità, ma allo stesso tempo contribuiscano in modo massiccio alla sua distruzione. Le imprese non sono solo parte del problema, ma devono diventare parte decisiva della soluzione. Il modo in cui oggi funziona l’economia globale è una delle cause principali della perdita di biodiversità: il problema è che ciò che oggi è considerato redditizio spesso danneggia la natura, ciò che protegge la natura raramente è conveniente nel breve periodo per le imprese. Questo genera un conflitto sistemico tra logiche finanziarie di breve termine e cicli ecologici di lungo periodo.

Il messaggio centrale è netto: la crescita dell’economia globale è avvenuta a costo di una perdita senza precedenti di capitale naturale. Dal 1820 al 2022 l’economia mondiale è cresciuta da 1,18 a 130,11 trilioni di dollari (a valori 2011), mentre dal 1992 il capitale prodotto dall’uomo è raddoppiato pro capite e, nello stesso periodo, gli stock di capitale naturale globale si sono ridotti di circa il 40%. Questa traiettoria non rappresenta solo un problema ambientale, ma un rischio sistemico per l’economia, la stabilità finanziaria e il benessere umano. 

Il sistema economico premia comportamenti distruttivi e penalizza quelli sostenibili: nel solo 2023, i flussi finanziari globali pubblici e privati con impatti negativi diretti sulla natura sono stati stimati in 7,3 trilioni di dollari, inclusi sussidi pubblici dannosi per l’ambiente e investimenti privati in settori ad alto impatto. Di questo totale, la finanza privata rappresenta circa due terzi ($4,9 trilioni), mentre la spesa pubblica per sussidi dannosi è intorno a $2,4 trilioni. Solo circa $220 miliardi di finanziamenti pubblici e privati nel 2023 sono stati destinati ad attività per la conservazione e l’uso sostenibile della biodiversità. Questo evidenzia sia l’opportunità sia la necessità di riallineare i flussi finanziari per favorire risultati positivi per la biodiversità.

Il rapporto richiama anche le evidenze del World Economic Forum, che colloca la perdita di biodiversità tra i principali rischi globali del prossimo decennio, in stretta interazione con il cambiamento climatico, gli eventi estremi e la scarsità di risorse naturali.  

Uno dei risultati chiave dell’assessment è che metodi, dati e conoscenze per misurare impatti e dipendenze delle imprese dalla biodiversità esistono già e potrebbero essere utilizzati fin da subito per orientare decisioni più informate.

La struttura del report è articolata in 10 Messaggi chiave – Key Messages e individua oltre 100 azioni concrete per un cambiamento trasformativo: 

  • KM1 Tutte le imprese dipendono dalla biodiversità, la influenzano e possono essere promotrici di cambiamento positivo. La biodiversità e i contributi della natura alle persone sono il pilastro dell’economia: tutte le aziende dipendono, direttamente o indirettamente, dalla biodiversità.
  • KM2 Le attuali condizioni di contesto in cui operano le imprese non sempre favoriscono il perseguimento di un futuro equo e sostenibile e contribuiscono, al contrario, a perpetuare rischi di natura sistemica. Sebbene alcune imprese stiano adottando misure positive a favore della biodiversità, gli incentivi esistenti restano spesso insufficienti o distorti, favorendo la prosecuzione delle pratiche tradizionali e ostacolando l’adozione di interventi efficaci per arrestare e invertire la perdita di biodiversità.
  • KM3 Le imprese, da sole, non possono realizzare il cambiamento necessario: serve un contesto favorevole costruito attraverso un’azione coordinata su cinque pilastri fondamentali:
    1) politiche, leggi e regolamenti, inclusa la riforma dei sussidi dannosi e l’introduzione di obblighi di trasparenza e rendicontazione sugli impatti e le dipendenze dalla biodiversità;
    2) sistemi economici e finanziari, chiamati a riallocare i flussi di capitale verso attività che conservano, ripristinano e utilizzano in modo sostenibile la natura;
    3) valori sociali, norme e cultura, fondamentali per orientare comportamenti di imprese e consumatori;
    4) tecnologia e dati, essenziali per migliorare la misurazione, la tracciabilità e la valutazione dei rischi;
    5) capacità e conoscenze, per rafforzare competenze interne alle imprese e nelle istituzioni pubbliche.
  • KM4 Tutte le aziende hanno la responsabilità di gestire i propri impatti e le proprie dipendenze dalla biodiversità. Le imprese possono agire su diversi fronti: dall’integrazione della biodiversità nella governance aziendale e nelle strategie di portafoglio, alla gestione sostenibile delle operazioni e delle catene del valore, fino a forme di advocacy e collaborazione tra attori pubblici e privati.
  • KM5 Metodi, conoscenze e dati già disponibili per misurare impatti e dipendenze possono già supportare decisioni e azioni, sia politiche che aziendali: il problema non è tanto la mancanza di strumenti, quanto la loro scarsa adozione e il contesto in cui le imprese operano.
  • KM6 Sono necessari diversi metodi per misurare e gestire impatti e dipendenze, a seconda dei settori, dei livelli decisionali e degli obiettivi aziendali. Gli approcci bottom-up offrono una maggiore precisione a livello locale e mostrano come i risultati cambiano in risposta ad azioni concrete sul territorio.
  • KM7 La scelta degli strumenti deve essere “fit for purpose” e basarsi su tre criteri chiave: copertura (geografica e tematica), accuratezza e capacità di collegare le azioni aziendali ai cambiamenti osservati nella biodiversità.
  • KM8 Le aziende potrebbero misurare e gestire meglio i propri impatti e dipendenze coinvolgendo in modo adeguato la comunità scientifica, valutando gli effetti delle attività economiche sui Popoli Indigeni e sulle comunità locali: circa il 60% delle terre indigene a livello globale è minacciato dallo sviluppo industriale e un quarto dei territori indigeni è sottoposto a forti pressioni da sfruttamento delle risorse. Queste comunità, che spesso dipendono direttamente dagli ecosistemi per il proprio benessere, subiscono in modo sproporzionato gli impatti negativi della perdita di biodiversità.
  • KM9 Le imprese possono già agire grazie alle conoscenze disponibili, ma persistono importanti lacune nei dati e nelle linee guida. La mancanza di stime standardizzate e comparabili limita la capacità delle aziende e degli istituti finanziari di valutare e gestire impatti e dipendenze dalla biodiversità. Affrontare queste criticità, anche attraverso investimenti coordinati pubblici e privati e una migliore integrazione delle comunità locali, permetterebbe di migliorare l’uso pratico degli strumenti da parte delle imprese, rendere più comparabili i risultati tra aziende e contesti diversi e rafforzare il ruolo del settore privato e finanziario nelle azioni a favore della biodiversità.
  • KM10 Attualmente ciò che è economicamente vantaggioso per le imprese spesso comporta una perdita di biodiversità. La forte attenzione alla performance finanziaria di breve periodo limita la capacità delle aziende di considerare effetti di lungo termine sulla biodiversità. Creare un contesto normativo ed economico che incentivi la tutela e l’uso sostenibile della biodiversità può invece allineare gli interessi economici con quelli ambientali e sociali, trasformando imprese e istituzioni finanziarie in attori chiave della transizione verso un sistema più sostenibile.

Secondo David Obura, presidente di IPBES, questo primo fast-track assessment è una risposta diretta all’urgenza dei governi: indicazioni concrete per attuare il Quadro globale per la biodiversità, gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e l’Accordo di Parigi sul clima.

La biodiversità non è un capitolo isolato: è il pilastro su cui poggia la sostenibilità economica e sociale del nostro futuro.

Il messaggio è netto e non ammette compromessi: senza un cambiamento trasformativo, il “business as usual” alimenterà rischi sistemici devastanti. La via d’uscita? Creare un contesto favorevole – un ecosistema integrato di politiche pubbliche, regole, incentivi economici, finanza sostenibile, valori sociali, dati affidabili, tecnologie innovative e competenze mirate. Così, ciò che conviene alle imprese diventerà anche ciò che salva la natura e rafforza la società. Imprese e istituzioni finanziarie non saranno più spettatori: diventeranno i veri agenti del cambiamento, pionieri di un’economia più equa e rigenerativa.

Tabella: I principali dati numerici forniti dalla valutazione IPBES su Imprese e Biodiversità; Fonte: ISPRA.

Si allega il rapporto IPBES denominato Business and Biodiversity